Per l'università del Mediterraneo
Corriere del Mezzogiorno
Uno dei temi più visitati dalla pubblicistica meridionalista contemporanea e dalla retorica politica è quello della necessità di avviare sul serio una cooperazione tra le sponde del mediterraneo. Da un lato esiste il tema della economia del mare, essenzialmente commercio e logistica in una delle aree più intensamente trafficate nell’intera storia dell’umanità, ed anche oggi.
L’esistenza di questi flussi però non necessariamente significa che ci siano ampi spazi di cooperazione tra paesi mediterranei piuttosto che di competizione. Inoltre, la posizione dei porti meridionali al contrario di quanto si sostiene comunemente, non è certo delle più felici. Non si capisce infatti perché per accedere ai mercati europei gli operatori debbano scaricare le merci a migliaia di Km di distanza, per poi viaggiare con un più costoso mezzo terrestre, producendo peraltro più esternalità negative nei territori attraversati.
Questa è una delle ragioni per cui il progetto delle 8 ZES portuali volute nel 2017 dal Ministro De Vincenti era basato sulla integrazione tra logistica e industria. Lo sviluppo dei nostri porti infatti è legato in parte non trascurabile a traffici legati al territorio. Se le attività industriali deperiscono, muore anche il porto come dimostra il caso del porto di Taranto ed il declino di ILVA.
Se quindi la logistica, per quanto importante, necessita di altre attività, la cooperazione mediterranea deve vivere di scambi tra le sponde, scambi di merci e di competenze. Non ci sono dubbi che esistano delle complementarietà tra sponda meridionale, ricca di potenziale capitale umano e di risorse naturali, e la sponda settentrionale ricca di capitali e istituzioni capaci di formare il capitale umano.
Apparentemente di questo potenziale si sono accorti tutti, dai vari governi italiani che si sono succeduti nel tempo fino all’Unione Europea, ma con scarsissimi risultati. Il prodotto più recente della retorica euromediterranea si chiama Mediterranean Action Plan, un Piano previsto da un documento specifico redatto a margine del Consiglio Europeo di primavera del 2025.
In quel documento si prevedeva semplicemente l’instaurazione di una cooperazione tra stati membri e altri stati del mediterraneo. Il Consiglio Europeo di quest’anno invece ha appena partorito un documento più corposo che prevede una serie di azioni.
Alcune di queste sono consuete sterili iniziative di tipo retorico. Tra queste spicca ad esempio la costituzione di una Assemblea Mediterranea Giovanile, di cui non è chiara quale sia la legittimazione democratica dei giovani chiamati a costituirla e ancor meno i compiti che questa assemblea. Sarebbe quindi probabilmente una agenzia di viaggi gratuiti per figli della classe dirigente dei paesi coinvolti, di cui davvero non si sente la necessità.
L’unicainiziativa concreta e auspicabile trae ispirazione da un’idea di Romano Prodi di una Università Mediterranea, che prefigura iniziative di mobilità di studenti (Erasmus) e la costituzione di consorzi tra Università mediterranee. Una buona idea. Tuttavia, la realtà dei fatti si scopre quando leggiamo quanto l’Unione ha deciso di finanziare questa iniziativa: 11 milioni di euro. Sostanzialmente una dichiarazione imbarazzante di irrilevanza. Ciononostante, è importante che le università del sud costruiscano le basi per una cooperazione mediterranea per molte ragioni. Prima di tutto siamo più interessati di chiunque a questa cooperazione sia per ragioni demografiche, sia per cambiare il segno delle politiche di immigrazione passive che peggiorano la sostenibilità dei nostri conti pubblici e del nostro welfare. Il sistema universitario sta per entrare in una crisi di immatricolati che può essere parzialmente compensata se riusciremo a attrarre studenti dai paesi vicini (oltre ad aumentare la quota di laureati). Ovviamente questo necessita di procedure più snelle e automatiche di certificazione dei titoli e ammissione, il che richiede il coordinamento del Ministero degli Esteri e la istituzione di punti di valutazione nelle principali città del nord africa e medio-oriente. È importante, infatti, che il sistema si basi non su una vaga affermazione di principi di solidarietà, ma sulle premesse sostenibili della acquisizione di competenze per gli studenti eventualmente ammessi. Se poi l’Europa, su nostro stimolo, decidesse che questa è veramente una priorità per l’Unione, saremo nella posizione migliore per essere leader di questo processo.





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