26 gennaio 2026   Notizie

Lo sviluppo delle aree interne e il ruolo dell’Alta Velocità

Giuseppe Coco - Corriere del Mezzogiorno

Giuseppe Coco - Professore di economia politica

In un recente articolo il Prof. Giannola discute le priorità della giunta Fico, desumibili dal discorso del Neo-Presidente. In particolare, discute ampiamente la questione delle Aree Interne cui il Governatore ha dato un rilievo notevole. Il prof. Giannola giustamente sostiene che il fallimento della Strategia Nazionale Aree Interne è ormai palese, come dimostro da 5 anni su queste colonne, ma non si sofferma sulle cause di questo fallimento. La elefantiaca programmazione imposta dalla SNAI a Comuni di piccole e piccolissime dimensioni si è rivelata il sogno poetico di un burocrate, che come tutti i sonni della ragione, in democrazia, generano, più che altro, macchine di convegnisti, consulenti e strutture costose e inutili. Il più limitato e importante obiettivo di portare ai piccoli Comuni delle aree interne servizi essenziali ha cominciato ad essere realizzato solo quando la Ministra Carfagna, libera dai condizionamenti ideologici, ha cominciato a realizzare alcuni di questi servizi assegnandoli a gara autonomamente. Tuttavia, l’articolo del Prof. Giannola si spinge ad ipotizzare che l’alta velocità NapoliBari possa essere la chiave per ripopolare le aree interne della Campania e consentire un decongestionamento dell’area napoletana. L’obiettivo di decongestionare Napoli è legittimo, ma il mezzo suggerito è davvero improprio. Purtroppo, è necessario ricordare cosa è l’Alta Velocità e a cosa serve. È impossibile immaginare il funzionamento di una linea di Alta Velocità interrotta continuamente da stazioni intermedie che richiedono rallentamenti e allungano drasticamente i tempi di viaggio tra le metropoli. Tra Milano e Roma su 600km di linea ci sono 2 vere stazioni di alta velocità in centri urbani di grande dimensione (la medio-padana è in piena campagna, non richiede rallentamenti e pochissimi treni giustamente fermano). Aggiungere 12 stazioni tra Bari e Napoli significa da un lato rendere inutile per le grandi aree metropolitane pugliesi l’infrastruttura che si sta costruendo con i grossi sacrifici imposti proprio in questi giorni agli utenti pugliesi. Ma soprattutto rendere impossibile il funzionamento di collegamenti veloci tra le due principali aree urbane del Mezzogiorno continentale, che è l’unico obiettivo razionale della costruzione di questa infrastruttura. L’alta velocità Bari-Napoli serve infatti da un lato a collegare i grandi agglomerati urbani pugliesi alla rete di Alta Velocità, dall’altro a creare le condizioni per una forte integrazione economica tra le aree metropolitane pugliesi e Napoli. Questa, infatti, è l’unica vera speranza per uno sviluppo reale del Mezzogiorno, anche di Napoli. Costellare l’infrastruttura di stazioni intermedie per portare improbabili pendolari non serve a nessuno e distrugge il valore dell’opera.

Dobbiamo essere coscienti che il fallimento delle politiche per il Mezzogiorno non è tanto il fallimento delle politiche per le aree interne, pur fallite per ragioni tecniche, ma del mancato decollo delle sue città. Non esiste paese al mondo che si stia sviluppando per merito delle proprie aree interne, lo sviluppo nasce da aggregazioni; oggi in particolare aggregazioni e contiguità di conoscenze e competenze. Se vogliamo sopravvivere sono queste contiguità che dobbiamo coltivare. O almeno evitare di distruggerle con un uso improprio delle infrastrutture.

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